Le donne che sentono nel proprio cuore di avere la vocazione matrimoniale, ma non riescono a trovare un fidanzato cristiano, possono leggere il seguente annuncio di un uomo che sta cercando una moglie davvero fedele agli insegnamenti della Chiesa Cattolica. Cliccare qui per leggere l'annuncio.

mercoledì 1 aprile 2026

Con gli occhi e con le mani levate in cielo

Santo Francesco, quando stava ad Assisi, spesse volte visitava Santa Chiara dandole santi ammaestramenti. Ed avendo ella grandissimi desideri di mangiare una volta con lui, e di ciò pregandolo molte volte, egli non le volle mai fare questa consolazione. Onde vedendo li suoi compagni il desiderio di santa Chiara, dissono a santo Francesco: "Padre, a noi non pare che questa rigidità sia secondo la carità divina, che suora Chiara, vergine così santa, a Dio diletta tu non esaudisca in così piccola cosa, come è mangiare con te e specialmente considerando che ella per le tue predicazioni abbandonò le ricchezze e le pompe del mondo. E di vero, se ella ti domandasse maggiore grazia che questa non è, sì la doveresti fare alla tua pianta spirituale". Allora santo Francesco rispose: "Pare a voi ch'io la debba esaudire?". Rispondono li compagni: "Padre, si degna cosa è che tu le faccia questa grazia e consolazione". Disse allora santo Francesco: "Da poi che pare a voi, pare anche a me. Ma affinché ella sia più consolata, io voglio che questo mangiare si faccia in Santa Maria degli Angeli, poiché ella è stata lungo tempo rinchiusa in santo Damiano, sicché le gioverà di vedere il luogo di santa Maria, dov'ella fu fatta sposa di Gesù Cristo; ed ivi mangeremo insieme al nome di Dio".

Venendo dunque il dì ordinato a ciò, santa Chiara uscì del monastero con una compagna, accompagnata di compagni di santo Francesco, e venne a Santa Maria degli Angeli. E salutata devotamente la Vergine Maria dinanzi al suo altare, dov'ella ricevette il velo. E in questo mezzo santo Francesco fece apparecchiare la mensa in sulla piana terra, siccome era usato di fare. E fatta l'ora di desinare si pongono a sedere insieme santo Francesco e santa Chiara, e uno dei compagni di santo Francesco e la compagna di santa Chiara, e poi tutti gli altri compagni s'acconciarono alla mensa umilmente. E per la prima vivanda santo Francesco cominciò a parlare di Dio sì soavemente, sì altamente, meravigliosamente, che discendendo sopra di loro l'abbondanza della divina grazia, tutti furono in Dio rapiti.

E stando così rapiti con gli occhi e con le mani levate in cielo, gli uomini da Assisi e da Bettona e quelli della contrada dintorno, vedevano che Santa Maria degli Angeli e tutto il luogo e la selva ch'era allora intorno al luogo, ardevano fortemente, e pareva che fosse un fuoco grande che occupava la chiesa e il luogo e la selva insieme. Per la qual cosa gli assisani con gran fretta corsero laggiù per spegnere il fuoco, credendo veramente che ogni cosa ardesse. Ma giungendo al luogo e non trovando ardere nulla, entrarono dentro e trovarono santo Francesco con santa Chiara con tutta la loro compagnia ratti in Dio per contemplazione e sedere intorno a quella mensa umile. Di che essi certamente compresero che quello era stato fuoco divino e non materiale, il quale Iddio aveva fatto apparire miracolosamente, a dimostrare e significare il fuoco de divino amore, del quale ardevano le anime di questi santi frati e sante monache; onde si partirono con grande consolazione nel cuore loro e con santa edificazione.

Poi, dopo grande spazio tornando in sé santo Francesco e santa Chiara insieme con li altri, e sentendosi bene confortati del cibo spirituale, poco si curarono del cibo corporale. E così compiuto quel benedetto desinare, santa Chiara bene accompagnata si ritornò a Santo Damiano. Di che le suore vedendola ebbero grande allegrezza; però che elle temevano che santo Francesco non l'avesse mandata a reggere qualche altro monastero, siccome egli aveva già mandata suora Agnese, santa sua sirocchia, abadessa a reggere il monastero di Monticelli di Firenze; e santo Francesco alcuna volta aveva detto a santa Chiara: "Apparecchiati, se bisognasse ch'io ti mandassi in alcuno luogo"; ed ella come figliuola di santa obbedienza aveva risposto: "Padre, io sono sempre apparecchiata ad andare dovunque voi mi manderete". E però le suore sì si rallegrarono fortemente, quando la riebbero; e santa Chiara rimase d'allora innanzi molto consolata.

domenica 1 marzo 2026

Come confessarsi bene?

Monaca clarissa
Ogni tanto una mia amica mi scrive per chiedermi dei consigli spirituali.  


Caro D. [...] ti scrivo perché penso che tu possa veramente aiutarmi. Ti chiedo però di rispondermi con calma, quando potrai, non vorrei mai metterti fretta. È mio desiderio confessarmi una volta alla settimana come regola, ma dev'essere una confessione ben fatta. Perciò ho cercato qua e là, ma non ho trovato uno schema serio per l'esame di coscienza. Ora mi chiedo se tu forse puoi darmi qualche indicazione. Ti ringrazio come sempre di cuore. [...] Ciao!


Cara sorella in Cristo, 
ti ringrazio di cuore per la richiesta che mi hai fatto. Ormai lo sai bene che per me è una grande gioia fare qualcosa che va a vantaggio della tua anima, nella speranza di dare gusto a Gesù buono che ti ha tanto amato sin dall’eternità ed è giunto ad immolarsi sulla croce del Golgota per espiare anche i tuoi peccati. Sono davvero contento che desideri confessarti spesso, come raccomandato da Papa Pio XII, da Sant’Alfonso Maria de Liguori e da tanti altri autorevoli e dotti autori. In genere, quando una persona si confessa bene, sente un grande fervore di praticare le virtù cristiane, prega il Signore con maggiore carità, sente maggiore carità anche verso il prossimo, resiste più facilmente alle tentazioni, ed ottiene altri benefici spirituali. Purtroppo, i preti modernisti sconsigliano di confessarsi spesso, quindi ti conviene recarti da qualche confessore timorato di Dio e amante della vita devota.

Per rispondere alla tua richiesta di aiuto, ho preparato appositamente per te uno schema per fare un esame di coscienza adatto alle anime che sono attratte dalla vita devota. Onde evitare di essere troppo prolisso, ho evitato di riportare quei peccati che in genere le persone che praticano un’intensa vita interiore difficilmente commettono, ad esempio l’apostasia, il non andare a Messa nei giorni di precetto, l’omicidio, le rapine, l’incesto, la calunnia, e altri gravi peccati. Ho dato particolarmente risalto a quei peccati veniali (leggeri) che spesso vengono trascurati dai penitenti. Chi ama Dio e vuole praticare una vita davvero virtuosa cerca di evitare non solo le colpe gravi ma anche quelle veniali. Per esserti di maggiore aiuto, di fianco a ogni peccato ho segnalato se si tratta di materia grave o veniale, basandomi sugli scritti di autori di buona dottrina come Sant’Alfonso, Don Luigi Piscetta, Padre Eriberto Jone, Padre A. Chanson, e altri. Si tratta di un qualcosa che manca negli schemi che in genere si trovano in giro. Ovviamente non ho potuto elencare tutti i peccati possibili e immaginabili, oppure riportare tutta l’intera casistica per ogni tipo di peccato, altrimenti avrei dovuto scrivere un’enciclopedia, ma mi sono limitato a parlare di alcuni dei peccati tra quelli più comuni. Spero tanto che il lavoro che ho realizzato possa esserti di aiuto nel cammino di perfezione cristiana.


Schema per l’esame di coscienza per anime devote.

- Ho tralasciato di raccogliermi interiormente e di mettermi alla presenza di Dio prima di incominciare a pregare? (Veniale)

- Mi sono distratta volontariamente mentre recitavo le preghiere oppure mentre assistevo al Santo Sacrificio della Messa? (Veniale)

- Ho ricevuto la Comunione con poco fervore e profitto per l’anima a causa della negligenza con cui mi sono preparata a ricevere Gesù sacramentato? (Veniale)

- Ho accettato deliberatamente pensieri di superbia? (La “superbia perfetta”, cioè quando una persona giunge a considerarsi al di sopra di Dio, è peccato mortale, invece la “superbia imperfetta”, cioè quando una persona si limita solamente a nutrire uno sregolato desiderio di onore e ad amare in maniera esagerata la propria eccellenza, è peccato veniale, a meno che non giunge a far commettere qualche grave colpa nei confronti del prossimo)

- Quando mi sono capitate cose spiacevoli mi sono arrabbiata con Dio, ingiuriandolo o accusandolo di fare cose sbagliate? (Peccato grave)

- Faccio discorsi inutili, cioè che non giovano né a me né al prossimo? (Veniale)

- A volte faccio delle “opere buone”, non con l’intento di dare gusto a Dio, ma per vanagloria, cioè per fare bella figura ed essere stimata dalla gente? (Veniale)

- Mi impegno seriamente ad educare cristianamente la prole? (Si tratta di un obbligo gravissimo, pertanto i genitori che sono gravemente negligenti nell’educare i figli, facendoli crescere quasi come se Dio non ci fosse, peccano mortalmente)

- Nutro antipatia o addirittura odio nei confronti delle persone scortesi o di quelle che mi hanno fatto dei torti? (“Sentire” antipatia verso una persona non è peccato se non vi diamo il consenso della volontà, se invece vi diamo il consenso e si tratta di piccole antipatie, pecchiamo venialmente, mentre se proviamo odio grave, in questo caso pecchiamo mortalmente, ad esempio accettando deliberatamente il pensiero di desiderio che il prossimo venga colpito da qualche grave ed ingiusto male)

- Ogni tanto aiuto materialmente le opere pie (ad esempio le opere davvero cattoliche che svolgono apostolato) e le persone che si trovano in stato di bisogno? (Chi dona alle opere pie o ai bisognosi che si trovano in stato di necessità comune almeno il 2% di ciò che avanza alle spese necessarie per il mantenimento del proprio stato di vita e quello dei propri cari, non pecca; se dona meno del 2% pecca venialmente; se non vuole donare nulla a nessuno pecca gravemente, almeno secondo i teologi della sentenza più rigida. Non si è tenuti ad aiutare tutti coloro che si trovano in stato di necessità comune, è sufficiente aiutarne alcuni a nostra scelta. Per quanto riguarda i poveri che si trovano in stato di necessità estrema, cioè che rischiano di morire, grazie a Dio in Italia è rarissimo trovare qualcuno che si trovi in condizioni così disperate, quindi non sto ad elencarti tutta la casistica, anche perché su questo tema i teologi non sempre sono concordi)

- Ho esagerato nel bere o nel mangiare? (Per capire quando si pecca in questa materia ti faccio un esempio: bere un po’ di vino è una cosa buona, berne sino al punto da rimanere brilli è peccato veniale, berne sino al punto da ubriacarsi è peccato mortale; lo stesso discorso vale quando si mangia in maniera eccessiva, peccando in modo grave o veniale in base alla gravità delle conseguenze, se ci cibiamo sino al punto da star male o di nuocere alla salute)

- Ho detto delle bugie? (Le menzogne che fanno un grave danno al prossimo sono colpe gravi, le altre sono colpe veniali)

- Sopporto con pazienza le avversità oppure mi lascio prendere dall’impazienza? (Ordinariamente è un peccato veniale, tuttavia può diventare mortale se giunge a far trasgredire un grave precetto)

- Nella vita cristiana mi lascio dominare dall’accidia? (L’accidia è la pigrizia nel compiere opere virtuose, spesso fa commettere delle colpe solamente veniali, ad esempio quando induce una persona a saltare, per pigrizia spirituale, delle pratiche devozionali facoltative alle quali è abituato; ma se l’accidia giunge a non far compiere atti che obbligano gravemente in coscienza, ad esempio assistere alla Messa domenicale, trascina al peccato mortale)

- Quando vedo qualcuno comportarsi male mi lascio prendere dall’ira? (Quando una persona si adira in modo ragionevole per un torto subìto e auspica una giusta punizione del colpevole, non commette peccato; invece quando l’ira giunge a far accettare un disordinato trasporto dell’animo, in questo caso si commette un peccato veniale, tuttavia diventa colpa grave se la persona adirata giunge a tale eccesso da far pensare che abbia perso l’uso della ragione, oppure quando giunge a far desiderare disordinatamente qualcosa che è gravemente contraria alla carità e alla giustizia, ad esempio desiderare una punizione gravemente esagerata per il colpevole o addirittura per un innocente)

- Anche se da tanti anni non vivo più coi miei genitori, continuo ad interessarmi di loro e ad aiutarli quando hanno bisogno del mio sostegno? (Abbandonare a se stessi i genitori che si trovano in grave stato di necessità, pur avendo la possibilità di aiutarli, è una grave mancanza di pietà filiale da parte dei figli)

- Mi sono attaccata eccessivamente ai beni materiali? (In se stessa è una colpa veniale, tuttavia può essere causa di peccati mortali, ad esempio quando giunge al punto di far commettere furti in materia grave, omettere di aiutare il prossimo che sta letteralmente morendo di fame, considerare i soldi più importanti di Dio, eccetera).

- Ho creduto alle superstizioni? (Si tratta di materia grave, tuttavia alcuni autorevoli teologi ammettono la possibilità che il penitente possa peccare solo venialmente per ignoranza, semplicità, errore, o se considera la cosa più per scherzo che seriamente)

- Ho giudicato temerariamente il prossimo oppure ho avuto dei sospetti temerari nei suoi confronti? (Se c’è bastante fondamento per giudicare che il prossimo ha commesso un grave male, non si commette nessun peccato, mentre il giudizio diventa “temerario”, e peccato grave, quando senza sufficienti motivi giudichiamo che il prossimo abbia certamente commesso un grave male; da ciò, secondo Sant’Alfonso, si deduce che tali giudizi di solito non sono peccaminosi poiché spesso ci sono sufficienti motivi che fanno ritenere che il prossimo abbia commesso davvero quella colpa, oppure perché non sono giudizi, ma solo dei sospetti, i quali non giungono a peccato mortale se non quando si dubita, senza avere nessun indizio, che persone di buona fama siano colpevoli di colpe gravissime, mentre se c’è anche un minimo indizio non si commette nemmeno peccato veniale nel sospettare del prossimo)



Vari consigli per confessarsi bene.

I peccati mortali sono talmente gravi che ne basta solo uno per meritare l'inferno, se si muore senza essersi pentiti. Se una persona ha commesso solo peccati veniali e non si è pentita, non va all'inferno, ma in purgatorio, tuttavia è bene cercare di evitare anche queste colpe che pur non essendo gravi, indeboliscono l'anima e la predispongono al peccato mortale. 

È obbligatorio confessare solo i peccati certamente mortali, cioè le colpe gravi commesse con piena avvertenza dell’intelletto e deliberato e pieno consenso della volontà. Se una persona ha commesso una colpa grave, ma non è certa di aver avuto piena avvertenza e pieno consenso, non è obbligata a confessare quella colpa, anche se, per maggiore tranquillità di coscienza del penitente, è consigliabile confessarla, dicendo, ad esempio, che non si è certi di aver dato il pieno consenso della volontà a quel pensiero di odio grave (alle anime scrupolose è vivamente sconsigliato di confessare i peccati dubbi). Inoltre tutte le cose che avvengono durante il sonno o il dormiveglia non sono peccati mortali. È facoltativo confessare i peccati veniali (cioè colpe con materia leggera, oppure con materia grave ma commesse senza piena avvertenza o senza pieno consenso della volontà), tuttavia è bene confessarsi anche se si hanno solo colpe veniali, perché l'assoluzione purifica la coscienza, aiuta a resistere con maggior vigore alle tentazioni e accresce la grazia santificante.

È molto facile fare una buona Confessione; è sufficiente fare un esame di coscienza (bastano pochi minuti per chi si confessa spesso), pentirsi dei peccati commessi, avere il proposito di non peccare più, confessarli con sincerità al sacerdote, e infine eseguire la penitenza (se il confessore tralascia o si dimentica di dare la penitenza, la confessione è valida lo stesso, però, come insegna Sant'Alfonso, il prete si macchia di colpa, veniale o mortale in base alla gravità delle colpe confessate dal penitente, se ha deliberatamente omesso di assegnargli una penitenza).

Affinché la Confessione sia fruttuosa è necessario essere sinceramente pentiti dei peccati commessi, ma ciò è un dono di Dio, pertanto è importante pregare lo Spirito Santo e la Beata Vergine Maria per ottenere la grazia del pentimento per le colpe compiute. Per suscitare il dispiacere dei peccati commessi è molto utile riflettere al fatto che con le proprie colpe è stato offeso Dio che è infinitamente buono, ci ha tanto amato sin dall’eternità, ed è degno di essere amato sopra ogni cosa, inoltre i propri peccati hanno causato l'atroce Passione e Morte di Gesù Cristo. Chi si pente per questi motivi, significa che ha un dolore perfetto (contrizione del cuore). Invece il dolore è imperfetto (detto anche “attrizione”) quando è causato principalmente (non esclusivamente) dalla paura dell'inferno, o dal dispiacere di aver perso il paradiso, o dalla riflessione sulla bruttezza del peccato commesso. Affinché una Confessione sia valida è sufficiente avere un dolore imperfetto. In caso di imminente pericolo di morte, mancando un sacerdote, è possibile ricevere il perdono di tutti i peccati suscitando qualche pensiero di dolore perfetto. A tal fine è ottima cosa imparare a memoria e recitare spesso l'Atto di dolore. 

È necessario essere sinceramente pentiti di tutti i peccati mortali compiuti, altrimenti l’assoluzione è nulla (e anche sacrilega, se il penitente è consapevole di non essere pentito). Se ti confessi solo di peccati veniali, affinché l’assoluzione sia valida è necessario essere sinceramente pentita almeno di uno di loro, tuttavia conviene suscitare il dolore di tutte le colpe veniali, poiché in questo modo si ottengono maggiori benefici spirituali. È lecito confessare dei peccati, mortali o veniali, già confessati in passato. 

Per scriverti questa lettera ho impiegato diverse ore (per poter fornirti informazioni precise sono andato a rivedere vari manuali di Teologia Morale), ma l’ho fatto molto volentieri, poiché voglio che la tua anima avanzi sempre di più nel cammino di perfezione cristiana e, soprattutto, spero in questo modo di aver dato gusto a Dio. Se in futuro avrai altri consigli da chiedermi, non esitare a scrivermi ancora, sarò molto felice di fare qualcosa per il tuo bene spirituale.

Rinnovandoti la mia amicizia e la mia stima, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

giovedì 1 gennaio 2026

Clarisse di Bienno (Brescia)

Monaca clarissa
Indirizzo delle Monache Clarisse di Bienno (Brescia):

Monastero Santa Chiara
Via San Pietro
25040 Bienno (BS)

Al 31 dicembre 2012 erano presenti nel monastero 7 monache Professe di voti solenni e 1 postulante.


Le clarisse sono monache di clausura e conducono vita contemplativa. Indossano un abito marrone con soggolo bianco e velo nero, tranne le novizie che invece hanno un velo bianco.

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La vita delle monache clarisse è un affascinante esempio di dedizione spirituale e comunitaria, che affonda le radici nel XIII secolo con la fondazione dell'Ordine delle Clarisse da parte di Santa Chiara d'Assisi. Questo ordine, che si ispira alla regola di San Francesco, si distingue per la sua vita di povertà, preghiera e contemplazione. Le monache clarisse vivono in monasteri, luoghi di riflessione e silenzio, dove ogni giorno è scandito da ritmi di preghiera e lavoro, in un ambiente che promuove la spiritualità e la comunione con Dio.

Le clarisse seguono una regola di vita austera, che prevede la rinuncia ai beni materiali e una vita di povertà. Questo non significa che vivano in miseria, ma piuttosto che scelgono di vivere con ciò che è essenziale, dedicando il loro tempo e le loro energie alla preghiera e al servizio. La loro giornata è organizzata attorno alle ore di preghiera, che includono la celebrazione della Messa, la recita del Breviario e momenti di meditazione. La preghiera è il cuore della vita clarissa, un modo per entrare in comunione con Dio e per intercedere per il mondo.

Oltre alla preghiera, le monache clarisse si dedicano anche al lavoro manuale. Questo aspetto della loro vita è fondamentale, poiché il lavoro è visto come un modo per contribuire alla comunità e per vivere la povertà in modo concreto. Le clarisse possono dedicarsi a diverse attività, come la produzione di oggetti artigianali, la cura del giardino del monastero o la preparazione di cibi. Queste attività non solo forniscono il necessario per la vita quotidiana, ma sono anche un modo per esprimere la loro creatività e il loro amore per la bellezza.

La vita comunitaria è un altro elemento centrale per le monache clarisse. Vivere insieme in un monastero significa condividere gioie e difficoltà, sostenersi a vicenda nella crescita spirituale e nella pratica della virtù. La comunità è un luogo di formazione e di crescita, dove le monache imparano a vivere l'amore fraterno, a perdonarsi e a lavorare insieme per il bene comune. Le relazioni tra le monache sono spesso profonde e significative, creando legami che durano nel tempo e che si fondano su una comune vocazione.

La vita delle clarisse è anche caratterizzata da un forte senso di missione. Sebbene vivano in clausura, le monache non si isolano dal mondo. Al contrario, la loro vita di preghiera è un modo per intercedere per le persone e le situazioni del mondo esterno. Molte comunità di clarisse si dedicano a opere di carità, offrendo supporto a chi è in difficoltà, anche se in modo limitato e sempre nel rispetto della loro vita contemplativa. Questo impegno per il bene degli altri è una manifestazione concreta del loro amore per Dio e per il prossimo.

La spiritualità delle clarisse è profondamente influenzata dalla figura di Santa Chiara, che ha vissuto una vita di intensa preghiera e di dedizione a Cristo. Le sue scritture, in particolare la "Lettera a Santa Agnese", offrono una visione della vita spirituale che continua a ispirare le monache di oggi. La figura di Chiara rappresenta un modello di vita cristiana autentica, che invita a vivere la fede in modo radicale e a cercare Dio in ogni aspetto della vita quotidiana.

In un mondo che spesso sembra allontanarsi dai valori spirituali, la vita delle monache clarisse rappresenta un richiamo alla semplicità, alla contemplazione e alla ricerca di Dio. La loro esistenza è una testimonianza di come sia possibile vivere in modo autentico e significativo, anche in un contesto di grande cambiamento e incertezze. Le clarisse ci invitano a riflettere su ciò che è veramente importante nella vita, a riscoprire il valore della preghiera e della comunità, e a cercare la bellezza e la verità in un mondo che ha bisogno di speranza e di amore.

In conclusione, la vita delle monache clarisse è un cammino di fede che si esprime attraverso la preghiera, il lavoro e la vita comunitaria. È un'esperienza di amore e di dedizione che continua a ispirare molte persone, mostrando che la ricerca di Dio e la vita di comunità possono portare a una vita piena di significato e di gioia. 

lunedì 1 dicembre 2025

Clarisse Forlì (Clarisse Urbaniste)

Monache Clarisse - Monastero Corpus Domini
Piazza Ordelaffi, 1
47100 Forlì

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La vita delle monache clarisse rappresenta un percorso di profonda dedizione spirituale, un cammino di contemplazione e rinuncia che affonda le radici nel XIII secolo, quando Santa Chiara d'Assisi fondò questo ordine religioso femminile seguendo gli insegnamenti di San Francesco.

Le clarisse vivono in monasteri di clausura, scegliendo una vita di preghiera, lavoro e totale consacrazione a Dio. Il loro stile di vita è caratterizzato da una rigida clausura, che significa un distacco completo dal mondo esterno, dedicandosi interamente alla vita contemplativa e spirituale. Questa scelta radicale non è semplicemente un allontanamento, ma una profonda forma di amore e servizio a Dio.

La giornata di una monaca clarissa è scandita da momenti precisi di preghiera, lavoro e meditazione. Sin dalle prime ore dell'alba, il monastero si risveglia con la recitazione dell'Ufficio divino, una serie di preghiere che scandiscono i diversi momenti della giornata. La Liturgia delle Ore è il fulcro della loro esistenza, un dialogo costante con il divino che accompagna ogni loro azione.

Il lavoro manuale è parte integrante della loro spiritualità. Contrariamente a quanto si possa pensare, le clarisse non vivono in ozio. Ciascuna di loro svolge compiti specifici all'interno del monastero: alcune si dedicano al cucito, altre alla preparazione di ostie per l'eucaristia, altre ancora alla coltivazione di un piccolo orto o alla preparazione di prodotti artigianali come marmellate, liquori o manufatti. Questi lavori non sono solo necessità pratiche, ma forme di preghiera e di umile servizio.

La povertà è un altro elemento centrale nella vita delle clarisse. Rinunciano a ogni proprietà personale, condividendo tutto in comunità. I loro abiti sono semplici, il vitto essenziale, e ogni bene è messo in comune. Questa scelta di estrema povertà richiama direttamente gli insegnamenti di San Francesco e di Santa Chiara, che videro nella rinuncia materiale un avvicinamento più autentico a Dio.

La vita comunitaria rappresenta un aspetto cruciale della loro esistenza. Le monache vivono insieme, condividendo gioie, difficoltà, preghiere e lavoro. La comunità diventa una famiglia spirituale dove ciascuna sorella supporta l'altra nel cammino di fede. I momenti di confronto, seppur limitati, sono occasioni di crescita reciproca e di approfondimento spirituale.

La clausura non significa isolamento totale. Alcune clarisse ricevono visitatori attraverso grate che simbolicamente separano il mondo monastico da quello esterno. Spesso sono loro stesse a offrire conforto spirituale, consiglio e preghiera a chi le cerca. Molti monasteri hanno inoltre sviluppato forme di sostentamento che permettono loro di vivere, come la produzione e vendita di prodotti artigianali.

La formazione spirituale è un percorso continuo. Le giovani che scelgono questa via devono attraversare un lungo periodo di discernimento. Il noviziato può durare diversi anni, durante i quali la candidata impara le regole della comunità, approfondisce la sua vocazione e viene gradualmente introdotta alla vita monastica. I voti finali - povertà, castità e obbedienza - rappresentano un impegno totale e definitivo.

La preghiera contemplativa è il cuore pulsante della loro esistenza. Ore di adorazione, meditazione sulla Bibbia, preghiere silenziose riempiono le loro giornate. Credono che questa forma di preghiera non sia un'azione passiva, ma un potente strumento di intercessione per il mondo, un modo per portare luce e speranza attraverso la loro dedizione spirituale.

sabato 22 novembre 2025

Clarisse di Città di Castello

A Città di Castello (provincia di Perugia), nella parte occidentale dell'Umbria, è presente un monastero di clausura di Monache Clarisse Urbaniste, cioè religiose dell'Ordine di Santa Chiara che seguono la Regola mitigata da Papa Urbano IV e approvata nell'anno 1263.

Per contattare le religiose, ecco il loro indirizzo.

Monastero Santa Cecilia
Via della Fraternità, 1
06012 Città di Castello (Perugia)

Tel. e fax: 075.8553066

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La vita delle monache clarisse, eredi spirituali di Santa Chiara d'Assisi, è un cammino di profonda dedizione e radicale conformità al Vangelo, intrapreso all'interno di un'esistenza interamente consacrata a Dio. Fondato nel XIII secolo, l'Ordine delle Povere Sorelle, come lo volle Chiara, rappresenta una delle più antiche e significative espressioni del monachesimo femminile. Il loro stile di vita, pur potendo apparire austero e incomprensibile agli occhi del mondo moderno, è in realtà un'esperienza di grande libertà e gioia, fondata su alcuni pilastri inamovibili: la preghiera contemplativa, la povertà e la vita fraterna in clausura.

Il cuore pulsante della loro esistenza è la preghiera, che scandisce il ritmo della loro giornata fin dalle prime ore del mattino. L'intera vita delle clarisse è un'incessante lode a Dio, che si esprime attraverso la Liturgia delle Ore, cantata in coro a intervalli regolari. Questa preghiera non è solo un rito, ma l'ossatura della loro esistenza, un'occasione continua per lodare, ringraziare e intercedere per l'intera umanità. Al centro della loro spiritualità c'è l'Eucaristia, il culmine della loro giornata e il culmine della loro vita, che ricevono con profonda devozione e adorano in silenzio. Oltre alla preghiera comunitaria, ogni monaca dedica tempo alla preghiera personale, alla meditazione della Parola di Dio e alla lectio divina, nutrendo così un rapporto intimo e personale con il Signore.

Un elemento che distingue la vita clarissa è la scelta della clausura papale. Questa non deve essere vista come una prigione o un'alienazione dal mondo, ma come un "deserto" volontario, uno spazio sacro dove l'anima può ritirarsi dal rumore e dalle distrazioni per dedicarsi interamente a Dio. Le clarisse, pur vivendo in clausura, non sono indifferenti alle gioie e ai dolori dell'umanità. Anzi, le portano costantemente nel cuore e nella loro preghiera, diventando una forza spirituale potente per il mondo. Il loro è un silenzio operoso, un'intercessione incessante che si estende a tutti, specialmente ai più bisognosi di preghiera. La loro vita, spesso nascosta e silenziosa, è un segno profetico nel mondo, che ricorda che la vera pace e la pienezza si trovano in Dio e non nel successo o nelle ricchezze terrene.

La povertà assoluta è il terzo pilastro fondamentale, un principio che Santa Chiara difese con coraggio fino alla sua morte. Le monache, in conformità con la loro Regola, non possono possedere nulla, né individualmente né come comunità. Vivono del frutto del loro lavoro e delle offerte dei fedeli, affidandosi completamente alla Provvidenza divina. Questa povertà non è una penitenza, ma una via di liberazione e di unione con Cristo povero e umile. È la scelta di abbracciare la condizione del Figlio di Dio che per amore si è fatto uomo, privandosi di tutto. Vivere la povertà in questo modo libera l'anima dall'ansia del possesso e apre il cuore a un amore incondizionato per Dio e per il prossimo.

Infine, la vita fraterna è un aspetto essenziale e non negoziabile della loro vocazione. Le clarisse vivono in comunità, condividendo ogni aspetto della loro esistenza. La loro convivenza, fondata sull'umiltà, sulla carità e sul servizio reciproco, è una testimonianza visibile della fraternità evangelica. Il monastero diventa una "scuola d'amore", dove le sorelle si sostengono a vicenda nel cammino verso la santità. La Madre Abbadessa, che guida la comunità, è la prima a servire e a prendersi cura delle sue figlie con amore e saggezza. Il lavoro, la preghiera e la vita in comune sono un'espressione visibile dell'amore che le unisce.

Nel corso dei secoli, l'Ordine ha conosciuto diverse riforme e suddivisioni, pur mantenendo intatto il carisma originario di Santa Chiara. Esistono infatti diverse famiglie, come le Clarisse Urbaniste, le Clarisse Cappuccine e le Clarisse Collettine, che, pur vivendo la stessa spiritualità, si differenziano per alcune consuetudini e regole. Tuttavia, tutte condividono la stessa vocazione: quella di una vita di preghiera, penitenza, povertà e fraternità, vissuta in clausura per la salvezza del mondo.

sabato 15 novembre 2025

Clarisse Jesi

Monaca clarissa
Monache Clarisse - Monastero SS. Annunziata
Via S. Marco, 12
60035 Jesi 

Tel. e fax: 0731.4334

Santa Chiara d’Assisi, luminosa figura del XIII secolo, è tra le più alte espressioni della santità femminile nella tradizione cristiana. La sua vita, segnata da una radicale scelta evangelica, ha dato origine a un cammino spirituale che continua a fiorire nei monasteri delle monache clarisse. Nata in una famiglia nobile, Chiara fu attratta fin da giovane dalla predicazione di Francesco d’Assisi, che proponeva una vita povera, libera, interamente consacrata a Dio. La notte della Domenica delle Palme del 1212, Chiara lasciò la casa paterna per unirsi a Francesco nella Porziuncola, rinunciando a ogni privilegio e abbracciando la povertà come via di libertà e amore. Questo gesto, audace e profetico, segnò l’inizio di una nuova forma di vita monastica femminile, fondata non sulla clausura imposta, ma sulla scelta consapevole di vivere in totale dipendenza dalla Provvidenza.

Nel piccolo monastero di San Damiano, Chiara visse per oltre quarant’anni in una comunità di sorelle che condividevano la stessa aspirazione: seguire Cristo povero e crocifisso, nella semplicità, nella fraternità e nella preghiera. La spiritualità clariana si fonda su tre pilastri: povertà, contemplazione e comunione. La povertà non è solo materiale, ma spirituale: è spogliazione dell’ego, rinuncia al dominio, apertura all’altro. Chiara difese con forza il “privilegio della povertà”, rifiutando rendite e protezioni, per vivere come le prime discepole del Vangelo, affidandosi ogni giorno alla misericordia di Dio. Questa povertà, vissuta con gioia e gratitudine, diventa spazio di libertà interiore, luogo di incontro con il Cristo che non ha dove posare il capo.

La contemplazione è il cuore pulsante della vita clariana. Chiara invita le sue sorelle a fissare lo sguardo su Cristo, a meditare il suo volto, a lasciarsi trasformare dalla sua bellezza. La preghiera non è evasione, ma immersione nel mistero dell’amore divino. Le monache clarisse vivono la liturgia delle ore, l’adorazione eucaristica, la meditazione silenziosa come respiro dell’anima, come dialogo intimo con il Signore. In questo silenzio abitato, esse intercedono per il mondo, portano nel cuore le sofferenze dell’umanità, offrono la propria vita come sacrificio di lode. La clausura non le separa dal mondo, ma le rende più vicine ad esso, in una comunione invisibile e profonda.

La fraternità è il terzo pilastro della spiritualità clariana. Le sorelle vivono insieme come una famiglia spirituale, dove ogni relazione è purificata dalla preghiera, illuminata dalla Parola, custodita nella verità. La comunità è luogo di crescita, di conversione, di servizio reciproco. Chiara, come madre e sorella, ha incarnato una leadership umile e forte, capace di guidare senza imporsi, di correggere con dolcezza, di amare senza riserve. Le monache clarisse continuano a vivere questa fraternità come segno del Regno, come profezia di una umanità riconciliata.

La vita di Santa Chiara e la spiritualità delle sue figlie sono un dono per la Chiesa e per il mondo. In un’epoca segnata dal rumore, dalla corsa al possesso, dalla frammentazione, esse testimoniano la bellezza del silenzio, della gratuità, della comunione. Chiara non ha lasciato grandi opere, ma ha lasciato una luce che non si spegne: quella di una vita interamente donata, di un amore che si fa preghiera, di una gioia che nasce dalla povertà. Le monache clarisse, nel nascondimento dei loro monasteri, continuano a custodire questa fiamma, offrendo al mondo una presenza silenziosa e feconda, un invito alla pace, alla verità, alla santità.

sabato 8 novembre 2025

Clarisse Ravello

A Ravello (provincia di Salerno), nel sud della regione Campania, è presente un monastero di clausura delle monache clarisse urbaniste. Questo è il loro indirizzo:

Monastero Santa Chiara
Via S. Chiara, 9
84010 Ravello (Salerno)

Tel. 089.857145

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Le monache clarisse, appartenenti all'Ordine di Santa Chiara, rappresentano una delle forme di vita religiosa femminile più antiche e rispettate all'interno della Chiesa cattolica. Fondato da Santa Chiara d'Assisi nel 1212, l'Ordine delle Clarisse si ispira direttamente alla spiritualità e agli insegnamenti di San Francesco d'Assisi, il quale fu il mentore e il guida spirituale di Santa Chiara. La vita delle clarisse è caratterizzata da una profonda dedizione alla preghiera, alla contemplazione e alla vita comunitaria, in un contesto di povertà, castità e obbedienza.

Le clarisse vivono in monasteri, spesso chiamati "clausura", dove la vita è organizzata secondo una rigida disciplina che mira a favorire la crescita spirituale e la comunione con Dio. La giornata di una monaca clarissa è scandita da momenti di preghiera, lavoro manuale e silenzio. La preghiera è il cuore della loro esistenza, e include la partecipazione alla Liturgia delle Ore, che comprende lodi mattutine, la preghiera del mezzogiorno, i vespri e la compieta serale. La preghiera personale e la meditazione sono altrettanto importanti, permettendo alle monache di coltivare una relazione intima con Dio.

Il lavoro manuale è un'altra componente essenziale della vita delle clarisse. Le monache si dedicano a vari tipi di attività, come la cucina, il giardinaggio, la produzione di oggetti sacri e la cura del monastero. Questo lavoro non è visto solo come un mezzo per sostenere la comunità, ma anche come una forma di preghiera e di offerta a Dio. Attraverso il lavoro, le clarisse esprimono la loro gratitudine per i doni ricevuti e la loro disponibilità a servire gli altri.

La vita comunitaria è un altro pilastro fondamentale della vita delle clarisse. Le monache vivono insieme in una stretta comunione, condividendo non solo gli spazi fisici ma anche le esperienze spirituali e le sfide quotidiane. La vita in comunità richiede un alto grado di umiltà, pazienza e amore reciproco. Le monache si sostengono a vicenda nella preghiera e nel lavoro, creando un ambiente di solidarietà e fraternità che riflette l'amore di Cristo.

La povertà è un altro principio centrale della vita delle clarisse. Le monache scelgono di vivere in semplicità, rinunciando ai beni materiali e dedicandosi completamente a Dio. Questo stile di vita è un richiamo alla povertà di San Francesco e Santa Chiara, che vedevano nella rinuncia ai beni terreni un mezzo per avvicinarsi a Dio e per vivere in conformità con il Vangelo. La povertà non è solo una scelta economica, ma anche un atteggiamento spirituale che implica fiducia in Dio e disponibilità a ricevere tutto come dono.

La castità è un altro voto fondamentale per le clarisse. Questo voto implica una dedizione totale a Dio e una rinuncia alle relazioni sentimentali e sessuali. La castità è vista come una forma di amore puro e disinteressato, che permette alle monache di dedicarsi completamente alla preghiera e alla contemplazione. La castità non è solo un'astinenza fisica, ma anche un atteggiamento interiore di purezza e di amore per Dio e per il prossimo.

L'obbedienza è il terzo voto che le clarisse pronunciano. Questo voto implica la disponibilità a seguire le regole del monastero e a sottomettersi all'autorità della superiora. L'obbedienza non è vista come una forma di sottomissione passiva, ma come una scelta libera e consapevole di seguire la volontà di Dio. Attraverso l'obbedienza, le monache imparano a mettere da parte il proprio ego e a vivere in armonia con la comunità.

La vita delle clarisse è anche caratterizzata da un forte senso di missione. Le monache non vivono in isolamento dal mondo, ma sono consapevoli della loro vocazione a pregare per il mondo e a offrire la loro vita come intercessione per tutti gli uomini. Attraverso la preghiera e il sacrificio, le clarisse contribuiscono alla salvezza del mondo e alla costruzione del Regno di Dio. La loro vita di preghiera e di contemplazione è un dono per la Chiesa e per l'umanità, un segno visibile dell'amore di Dio e della sua presenza nel mondo.

Le clarisse vivono in un contesto di clausura, che implica una separazione dal mondo esterno.