lunedì 17 settembre 2018

Clarisse di Capriate (Bergamo)

Pubblico anche su questo sito uno scritto che diversi anni fa mi ha inviato una mia amica lombarda, la quale stima molto la vita monastica.


La mia “inviata speciale” in Lombardia ha visitato il monastero di clausura delle Clarisse Cappuccine di Capriate (Bergamo), ed è stata accolta con molta gioia dalle monache, con le quali ha trascorso dei momenti di intensa spiritualità.


La comunità nel 2012 era composta da 15 monache, le quali vivono con fervore la propria vocazione monastica. Generalmente accettano vocazioni di donne tra i 20 e i 40 anni, tuttavia non si tratta di limiti di età fissi, perché guardano ad ogni singolo caso. Quindi possono accettare anche persone di oltre 40 anni se possiedono i requisiti giusti. Hanno una piccola foresteria dove accogliere persone per un ritiro spirituale e accettano all'interno della clausura donne che desiderano fare esperienza, ovviamente se hanno dato prova di essere realmente motivate. Le suore di clausura proteggono molto il proprio carisma di nascondimento, quindi non fanno entrare chiunque lo chieda. Nel caso qualcuna fosse veramente interessata alla loro forma di vita, sono disposte anche a seguirla spiritualmente.



Le Clarisse Cappuccine si svegliano al mattino alle 5, poi trascorrono il resto della giornata alternando momenti di preghiera e meditazione al lavoro (cura dell'orticello, confezione di paramenti sacri, cucina, lavanderia, eccetera). Visitandole si rimane positivamente colpiti dalla loro umiltà e gioia interiore. Accolgono i visitatori in parlatorio tutti i giorni (tranne i venerdì e i giorni di Quaresima e Avvento) dalle ore 9 alle 11, e dalle 15 alle 17. Non hanno né televisione né internet. Possono essere contattate tramite posta normale:



Clarisse Cappuccine

Via Vittorio Veneto 21
24042 Capriate (Bg)


Le Clarisse Cappuccine sono il frutto della riforma iniziata da Madre Lorenza Longo. La clausura è simbolo del luogo solitario - il deserto o il monte - in cui gli uomini biblici vivevano il loro incontro personale con Dio. La solitudine ed il silenzio claustrali favoriscono la disponibilità del cuore a lasciare tutto lo spazio all’azione dello Spirito santo: è Lui il maestro interiore che insegna a pregare. Nella comunità delle cappuccine di Capriate la vita fraterna occupa un posto fondamentale. La gioia e la fatica di crescere insieme, di accettarsi reciprocamente nonostante le diversità di età, di carattere e del modo di pensare, fanno della vita fraterna una scuola d’amore. Anche il lavoro occupa un posto importante per le monache. La Regola di Santa Chiara lo considera una “grazia” di Dio, purché non soffochi lo spirito di preghiera alla quale tutto deve essere subordinato. In comunità ciascuna sorella è chiamata a svolgere diversi compiti e impara a fare di tutto: dalla confezione dei sacri lini al lavoro della terra, dalla cura della biancheria delle chiese alla pulizia del pollaio, dall’arte alla cucina, dall’apicoltura alla raccolta della frutta.

venerdì 14 settembre 2018

Clarisse di Borgo Valsugana (Trento)

Le monache clarisse sono presenti a Borgo Valsugana, comune situato in provincia di Trento. È dal lontano 1227 che le seguaci di Santa Chiara sono presenti in questa diocesi, ma in passato vivevano in altri monasteri situati a Trento, Rovereto e Borgo Valsugana (monastero Sant'Anna). In quest'ultimo comune sono tornate nel 1984 grazie anche all'impegno dell'allora Arcivescovo, Sua Eccellenza Mons. Alessandro Maria Gottardi e dei frati minori di questa diocesi. Attualmente le monache clarisse di Borgo Valsugana dimorano presso il monastero San Damiano. Le clarisse sono monache di clausura e indossano un abito marrone con velo nero (bianco per le novizie).

La dolcezza

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).

O Signore che sei dolce e soave, insegnami la dolcezza del cuore, la soavità del tratto. 

1 - La dolcezza è il fiore della carità; è una partecipazione di quella soavità infinita con cui Dio guida e governa tutte le cose. Nessuno vuole il nostro bene, la nostra santificazione con tanta forza come Dio, e tuttavia Egli non lo vuole con durezza, rigidità o violenza, ma con forza sommamente soave, sempre rispettando la nostra libertà, sostenendo i nostri sforzi, attendendo la nostra adesione alla grazia con pazienza e dolcezza infinita. [...]

La carità fraterna deve fiorire in questo spirito di soavità che, anziché esasperare le piaghe altrui le addolcisce, anziché aumentare i pesi li alleggerisce, anziché rendere più duro l’adempimento del dovere lo rende più facile e soave. La carità ha questa dolcezza con tutti, anche con gli ostinati, anche con i tardi ed i pigri nel corrispondere al bene, anche con i deboli che sempre ricadono negli stessi difetti. Anche se in un cuore ci fosse solo un briciolo di bene, bisogna circondare questo briciolo di cure amorevoli per aiutarne lo sviluppo […].

2 - Nei contatti col prossimo talvolta la nostra carità è messa a dura prova e, di fronte al comportamento irritante di certe persone, i propositi di dolcezza vengono ben presto travolti da movimenti di sdegno, di collera. Ciò non deve scoraggiarci, trattandosi in genere di reazioni spontanee indipendenti dalla volontà, ma non deve neppure autorizzarci a seguire gli impulsi della passione col pretesto Che è troppo difficile resistere e che ci sentiamo trascinati nostro malgrado. È sempre in mano nostra il poter reagire e ci riusciremo più facilmente quanto più la nostra reazione sarà pronta, energica e soave insieme. S. Teresa di G. B. insegnava a una novizia: «Quando si sente esasperata contro qualcuno, il mezzo per ritrovare la pace è di pregare per quella persona e di chiedere a Dio di ricompensarla per la sofferenza che le procura ». E suggeriva di prevenire questi incontri cercando di « addolcire anticipatamente il cuore ». [Consigli e Ricordi raccolti da Sr. Genoveffa del Volto Santo – Ancora - Milano, 1955 p. 147]. 

Del resto, se al prossimo adirato rispondiamo con ira, non facciamo che aumentare l’incendio, mentre bisogna cercare di spegnere la collera opponendovi dolcezza e mansuetudine. La dolcezza però non è condiscendenza e tanto meno connivenza col male: vi sono pure dei casi in cui, come insegna il Vangelo, la correzione fraterna è un dovere che s’impone ed allora è un vero atto di carità. Ma perché sia davvero tale non deve mai essere fatta con l’intento di umiliare, di mortificare e tanto meno di offendere il colpevole [...]. In questi casi la correzione, lungi dall’essere un atto di carità, è totalmente contraria a questa virtù e, anziché fare del bene, produrrà piuttosto l’effetto contrario. Solo un desiderio spassionato e sincero del bene altrui può rendere caritatevole ed efficace la correzione fraterna e questa deve essere fatta con tanta bontà che in essa il fratello senta molto di più l’amore che gli portiamo, che non l’umiliazione di venir ripreso. Proprio così Gesù ha trattato i colpevoli: tutti sono stati sanati dal suo amore, dalla sua dolcezza. 

Colloquio - « O Signore Gesù che, morendo sulla croce, avevi un cuore sì dolce verso di noi e ci amavi tanto soavemente, laddove noi stessi eravamo la causa della tua morte, e ad altro non pensavi che ad ottenere il perdono dei tuoi crocifissori, mentre quelli ti martoriavano ed insultavano crudelmente, aiutami, ti prego, a sopportare con dolcezza le imperfezioni e i difetti del mio prossimo. […] Insegnami sempre a comportarmi con dolcezza e soavità, senza mai rompere la pace con nessuno. […] In conclusione, propongo col tuo aiuto, o Dio amabilissimo, di applicarmi per acquistare la soavità del cuore verso il prossimo, considerandolo come creatura tua, destinata a goderti in eterno in Paradiso. Quelli che sopporti Tu, o Signore Iddio, è ben giusto che li sopporti anch’io teneramente e con grande compassione per le loro infermità spirituali » (cfr. S. Francesco di Sales).

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Clarisse di Bienno (Brescia)

Indirizzo delle Monache Clarisse di Bienno (Brescia):

Monastero Santa Chiara
Via San Pietro
25040 Bienno (BS)

Al 31 dicembre 2012 erano presenti nel monastero 7 monache Professe di voti solenni e 1 postulante.


Le clarisse sono monache di clausura e conducono vita contemplativa. Indossano un abito marrone con soggolo bianco e velo nero, tranne le novizie che invece hanno un velo bianco.

giovedì 13 settembre 2018

Clarisse Attimis

Il monastero delle clarisse di Attimis (provincia di Udine) è stato fondato da monache provenienti dal monastero di Moggio Udinese. Attualmente sono presenti oltre una ventina di religiose. Le clarisse sono suore di clausura, ed essendo un Ordine di diritto Pontificio, seguono la clausura papale, la quale viene regolamentata dalla Santa Sede. Le suore di clausura possono uscire dal monastero solo in casi particolari (ad esempio per andare dal dottore) e non possono far entrare estranei all'interno della clausura, tranne in casi determinati (ad esempio far entrare degli operai che devono eseguire dei lavori di ristrutturazione). Queste seguaci di Santa Chiara sono di "vita contemplativa", indossano un abito marrone con velo nero e soggolo bianco (le novizie hanno anche il velo di colore bianco).

Monastero Santa Maria degli Angeli
Borgo Faris, 46
33040 Attimis (Udine)


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